Memoria fotografica: il funerale di Potenza 1965

Home 9 Reportage 9 Memoria fotografica: il funerale di Potenza 1965

Fotografia e memoria: un varco attraverso ciò che resta

Ci sono immagini che non si limitano a mostrarci qualcosa. Ci sono immagini che, quando le guardi, ti costringono quasi a trattenere il fiato, come se il tempo, quello vero, quello che si ostina a scalfire e consumare, avesse improvvisamente deciso di fermarsi.
E allora capisci che la fotografia non lavora solo con la luce. Lavora con ciò che custodiamo dentro, con quella forma fragile e caparbia di sopravvivenza che chiamiamo memoria fotografica.

E ogni volta che ritorno sulle fotografie del funerale a Potenza, novembre 1965, ho la sensazione quasi fisica che quelle immagini non siano soltanto “documenti”. Sono piuttosto un ponte, un richiamo, un eco che non si spegne.
Non guardo un negativo: guardo un dolore che non si è mai del tutto assopito.

Un lutto che divenne città

Il giorno dei funerali dell’agente di polizia Vito Zaccagnino, ucciso mentre tentava di fermare una rapina nel cuore di Potenza, la città non reagì semplicemente. La città si mosse tutta, come se un’unica, immensa respirazione avesse attraversato le vie, i portici, i volti.

Le fotografie lo raccontano con una precisione che nessun resoconto scritto potrà mai raggiungere.
Una folla che sembra non finire mai, marciapiedi colmi fino all’inverosimile, sguardi lucidi, mani strette, un silenzio che sembra quasi emanare dalle persone ritratte. Famiglie intere, giovani e anziani, gente arrivata forse di corsa, forse lasciando il lavoro, forse senza nemmeno sapere bene come comportarsi davanti a un dolore così improvviso.

In quel groviglio umano, la memoria fotografica non si limita a registrare un fatto: ne restituisce il peso, la gravità, la verità emotiva.
E noi, guardando oggi quelle immagini, non stiamo ricordando un evento. Stiamo partecipando. E all’improvviso la memoria ritorna all’incredibile lavoro di Paul Fusco, The funeral Train.

Il valore etico delle immagini che resistono

Ogni foto di quel corteo funebre, il carro scuro e lucente, i passi lenti, le donne velate, gli uomini con il cappotto stretto sul petto, ci impone una riflessione: che cosa resterà di noi quando le nostre parole si dissolveranno?
Forse resterà questo: ciò che la memoria fotografica decide di salvare.

C’è un senso etico in tutto questo.
Non possiamo guardare quelle immagini senza sentirci responsabili. Senza percepire che la fotografia non concede scappatoie: ci costringe a ricordare. E ricordare non è un gesto passivo, ma un atto. Un atto che definisce chi siamo come individui e come comunità.

Oltre la storia, dentro l’esperienza

Quando parlo di fotografia agli studenti-fotografi, o agli amici, o a me stesso, torno spesso a un’idea semplice: una foto non è mai “solo una foto”.
È un luogo in cui il tempo è stato intrappolato.
È un varco.

E le immagini di Potenza nel 1965 sono esattamente questo: varchi.
Da quelle stampe emerge un intero mondo: la dignità di chi accompagna un servitore dello Stato, la paura e la rabbia per una vita spezzata da un gesto criminale, il desiderio, forse ingenuo, forse necessario, di dare un senso a ciò che sembra non averne.

La memoria fotografica, qui, non è un concetto astratto. È la prova tangibile che la città non ha dimenticato. Che quella folla esiste ancora, non nei corpi ma nei ricordi che questi scatti continuano a generare.

La memoria fotografica: ciò che continua a vivere

E allora sì: la fotografia è un argine contro il tempo.
Non lo ferma davvero, ma lo rallenta, lo sfida, lo obbliga a lasciare tracce.
In queste vecchie fotografie vive ancora il rumore della folla, la lentezza del corteo, lo sguardo di chi non sapeva come spiegare la morte a un bambino. Vive la città intera, in un giorno che nessuno avrebbe mai voluto attraversare.

La memoria fotografica è questo: un dono e un compito.
Un modo per trattenere ciò che non c’è più e, nello stesso tempo, un invito a non smettere mai di ascoltare le voci che il passato ci sussurra.

Sfortunatamente non mi è stato possibile risalire all’autore o autori delle fotografie.

Funerale dell’agente Zaccagnino a Potenza nel 1965, un momento chiave della memoria fotografica cittadina.

Funerale dell’agente Zaccagnino a Potenza nel 1965, un momento chiave della memoria fotografica cittadina.

Autorità civili e istituzionali presenti ai funerali del 1965 a Potenza, testimonianza di un lutto condiviso dalla comunità.

Centinai di cittadini riuniti lungo via Pretoria per il funerale del 1965, un'immagine simbolo della memoria fotografica della città.

Il feretro dell’agente Zaccagnino attraversa via Pretoria durante i funerali del 1965, accompagnato da una grande partecipazione popolare.

Il feretro dell’agente Zaccagnino attraversa via Pretoria durante i funerali del 1965, accompagnato da una grande partecipazione popolare.

Funerale dell’agente Zaccagnino a Potenza nel 1965, un momento chiave della memoria fotografica cittadina.

Funerale dell’agente Zaccagnino a Potenza nel 1965, moglie e figli, un momento chiave della memoria fotografica cittadina.

Autorità civili e istituzionali presenti ai funerali del 1965 a Potenza, testimonianza di un lutto condiviso dalla comunità.

Funerale dell’agente Zaccagnino a Potenza nel 1965, moglie e figli, un momento chiave della memoria fotografica cittadina.

La mia fotografia
è relazione

Scrivimi utilizzando questo form
per richiedere le informazioni.
Oppure

Privacy

3 + 7 =