Il fascino perduto della fotografia analogica - Michele Abriola

Il fascino perduto della Fotografia Analogica

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Nell’epoca digitale, la fotografia ha subito una trasformazione radicale, ma è inevitabile che un nostalgico sguardo all’era della fotografia analogica evochi ricordi di un tempo in cui il processo creativo era intriso di magia. Come fotografo nato nell’epoca analogica (un dinosauro ormai), conservo gelosamente quell’attesa magica e quel fascino che accompagnavano la selezione fotografica, un rituale di creazione che sembra appartenere a un mondo ormai perduto.

Quella dell’era analogica era un mondo in cui il tempo sembrava procedere a un ritmo più lento, consentendo un’assorbimento più profondo nell’atto creativo. Era un tempo intriso di magia. La magia risiedeva non solo nel momento dello scatto, ma nell’intero processo che seguiva: dalla scelta dei negativi alla stampa dei provini, ogni passo contribuiva a creare una storia visiva unica e intramontabile.

Il Magico Lasso di tempo dell’Attesa della Fotografia Analogica

Nel cuore di questo affascinante passato, l’attesa era il potente filo conduttore che univa il momento dello scatto alla materializzazione dell’immagine sul negativo. Crescere nell’intimità dei negativi, degli sviluppi lenti e delle stampe selezionate con cura ha plasmato la mia visione artistica in maniera unica. L’attesa, carica di promesse, conferiva alle immagini un’aura di mistero, un’anticipazione che ancora oggi porto con me come un’eredità preziosa. Era il tempo in cui “le foto venivano”. Erano loro a venire, a manifestarsi, e noi ad attenderle come un incredibile miracolo che si manifestava lentamente davanti ai nostri occhi.

Il Photo-Editor e lo Stampatore

In quei giorni, il photo-editor e lo stampatore erano un come una sorta di santoni, e spesso il fotografo stesso racchiudeva in se queste competenze. L’editor era come un mago delle immagini, selezionava con cura ogni singolo scatto per comporre una storia visiva senza pari.

Con le mani abili e la visione artistica, trasformavano il processo di selezione in un atto creativo, dando vita a un racconto visivo che andava oltre la semplice rappresentazione di momenti catturati. il passo successivo, estremamente delicato e creativo, era quello della stampa. Un momento chiave fatto di intense discussioni tra stampatore e fotografo dove il primo, lo stampatore, aveva il compito di interpretare al meglio le specifiche del fotografo, dal tipo di carta al risultato finale in stampa.

Erede della Fotografia Analogica

Come fotografo nato in quell’epoca, porto con me uno spirito intriso di magia e di fascino. Le mie fotografie sono una testimonianza di quel tempo in cui ogni scatto rappresentava non solo un risultato visivo ma anche un viaggio attraverso l’attesa paziente e il processo di rivelazione. Ancora oggi, cerco di catturare non solo l’immagine ma anche l’essenza di quell’anticipazione sacra, preservando la tradizione in un mondo digitale che spesso dimentica la magia della lenta danza tra l’oscurità e la luce.

Sebbene il digitale abbia introdotto innumerevoli vantaggi alla fotografia, non possiamo fare a meno di sentire la mancanza del romantico rituale della selezione e della stampa fotografica. In questo progresso incessante, forse possiamo trovare un modo di onorare il passato mentre abbracciamo il futuro, preservando il fascino unico che solo il processo analogico ci poteva offrire. Nelle mie fotografie, amo rievocare quel tempo, in un tentativo di fondere l’antico e il moderno, portando avanti il testimone di un’epoca in cui la magia della fotografia si svelava lentamente, immagine dopo immagine.

 

Il fascino perduto della Fotografia Analogica - Michele Abriola

Esempio di selezione del negativo da stampare da strip

Il fascino perduto della Fotografia Analogica - Michele Abriola

Ilford DELTA 400 – Tratto dal reportage USA28, NY 2016

Il fascino perduto della Fotografia Analogica - Michele Abriola

Ilford DELTA 400 – Tratto dal reportage USA28, NY 2016

Il fascino perduto della Fotografia Analogica - Michele Abriola

Ilford DELTA 400 – Tratto dal reportage USA28, NY 2016

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